Il passato è una costante tentazione.Tuttavia il futuro è l'unico posto dove possiamo andare se davvero dobbiamo andare da qualche parte.
Frank O. Gehry

venerdì 8 marzo 2013

What You Give Or What You Get?


E' un'infinità di tempo che non scrivo su questo blog. Ma non me ne sono mai dimenticata. Anzi.
Era da tanto che avevo per la testa il titolo di un post: What you give or what you get. Lo trovate in inglese qui (Be Hungry For Content: What You Get Or What You Give?ma, dato che il tema mi sta particolarmente a cuore, ho deciso che sarebbe stata la giusta scusa per tornare a scrivere anche in italiano. 

Il titolo di questo post nasce da una slide vista ad un seminar a cui ho avuto il piacere di partecipare qualche mese. Ero a New York e c’era l’Advertising Week, uno dei più importanti eventi per la industry della Creatività. Uno di quegli eventi dove si fa reale "scandagliamento" del futuro.

E’ da tanto che volevo scrivere un post con questo titolo perché in Italia, ma non solo, ce n'è tanto bisogno. La semplicità di questo mantra ne è la sua vera forza e a volte, proprio per la sua semplicità, tendiamo a dare questa basilare domanda per scontata.

"Are you thinking about what you can get or what you can give?"


Questa una delle domande con cui Jon Hamm di Momemtum Worldwide e Tim Leake si Hyper Island hanno dato il via al loro speech, “The Authentic Power of Co-Creation”.

Se la scorsa edizione di Cannes Lions era tutta incentrata sulla parola Humanity, l’Advertising Week di New York ha ruotato attorno alla parola Authenticity.
Essere autentici significa aiutare i consumatori a distinguere ciò che è rilevante nel web da tutto ciò che non lo è.
Ecco perché, come dicono Hamm e Leake, quello che sta accadendo è che i brand non sono più progonisti. Loro il nuovo tipo di consumatore di contenuti sul web l'hanno chiamato il “connected protagonist.
Non so quanti brand, piccoli e grandi, si facciano la reale domanda se i contenuti che condividono giornalmente con le loro community siano stati creati perché danno un reale valore alle persone oppure se tutto è solo incentrato su cosa un brand può ottenere dal web.

Co-creation is the key to unlock authenticity.

Ecco un altro topic di Hamm e Leake quel giorno.
Se nel marketing tradizionale i brand si sentivano su un piano superiore rispetto ai consumatori, nel social media marketing, per come lo conosciamo ora, brand e consumatori sono su uno stesso livello e dialogano tra di loro.
Ma le nuove dinamiche della comunicazione dei nuovi media stanno portando i brand a (dover) fare un passo indietro, a non essere più i protagonisti assoluti della scena, e lasciar dialogare tra di loro i consumatori, mai così attivi e “creators” come in questa era.

In passato ho lavorato con persone che si scandalizzerebbero per questa frase, che credono ancora che il social media marketing sia semplicemente il marketing portato avanti su canali social, ma con le stesse dinamiche e gli stessi approcci del marketing tradizionale. Rido, ma solo per non piangere.

“Invece di chiedere a un consumatore non interessato di raccontare una storia sulla sua interazione con il brand, il brand stesso ha ora bisogno di cercare i consumatori che in maniera naturale e spontanea hanno voglia di raccontare le loro esperienze. In una maniera che potremmo definire "organica."

Qual è la carta vincente per un brand, dunque?
Mettere a disposizione della propria audience piattaforme in grado di far dialogare tra loro le persone. Farle parlare di ciò che loro davvero interessa. E’ il potere della co-creation, che permette ai brand di generare valore per le persone e, allo stesso tempo, di avere contenuti realmente autentici.

Ma non dimentichiamo anche la "humanity". 

Se vuoi essere umano, devi parlare come un umano. Alcune settimane fa mi sono imbattuta nel profilo Twitter della Leo Burnett di New York. Ricordo ancora la loro bio per la sua semplicità, che ne era contemporaneamente la sua forza. We speak human.
Quindi, cari brand e piccole imprese (che avete capito il reale potenziale del web), Parlate da umani, siate autentici. 
Come? Un buon modo per iniziare, ad esempio, è domandarsi "che reale valore sto dando alle persone a cui mi sto rivolgendo?

Come (forse) avrebbe detto Steve Jobs, "Be hungry for relevant content". Because your audience is.

martedì 31 luglio 2012

Social Recruiting in Italia: piccole riflessioni sul "Digital Job"

Ieri mi sono imbattuta in un'interessante infografica, realizzata da Adecco, sulla situazione del social recruiting in Italia. Insomma, come e quanto vengono usati i social network come strumento per trovare lavoro (da parte dei candidati) e come mezzo per scoprire talenti (da parte dei responsabili HR)?
Non così tanto come speravo, mi verrebbe da rispondere.

Per avere un quadro completo di tutti i dati emersi dalla ricerca di Adecco, potete leggere l'ottimo articolo di Francesco Russo Come Selezionatori e Candidati usano i Social Media in Italia [Infografica].
Io mi limiterò a riportare alcuni insights e a trarne qualche considerazione.
Dunque, i dati che mi sembrano più significativi sono che il 49% dei selezionatori usa i social media per il proprio lavoro, mentre tra i candidati il 53% non li usa, anche se il 49% di questi afferma che vorrebbe cominciare ad utilizzarli.
Il 55% di coloro che lavorano nella selezione del personale preferisce la piattaforma di Linkedin, al contrario dei candidati che sono, invece, a quota 31% di preferenza per il social network professionale, dimostrando di apprezzare molto di più Facebook.
Le percentuali di utilizzo calano ancora di più se parliamo di blog: il 21% crede nell'uso del proprio blog per fini professionali, mentre solo l'8% degli HR li tiene in considerazione.


Dulcis in fundo, Twitter. Qui le percentuali sono veramente sconfortanti: solo il 7% dei candidati lo usa per trovare lavoro, insieme a un misero 4% dei selezionatori.

Devo ammettere che tutto ciò mi ha un po' lasciato perplessa. Sarà che forse io con i social network ci lavoro e faccio fatica a capire chi non ci vede le potenzialità per trovare (forse anche più facilmente) lavoro. Certo, dipende anche dalla zona in cui si vive. Probabilmente chi abita a Milano troverà su Linkedin annunci di lavoro (un po') più frequentemente rispetto a chi vive a Padova (segno che pochissimi dei recruiter che vivono al di fuori delle grandi città come Milano e Roma pubblica annunci professionali su linkedin, nel momento in cui è alla ricerca di una nuova risorsa).

Ma quello che mi ha fatto riflettere davvero è un'altra cosa. Una piccola storia che mi riguarda.
Poco meno di un anno fa ho cominciato ad usare in modo serio (o, comunque, più serio rispetto a quanto facessi in precedenza) Linkedin. Credo che sia uno strumento di cui forse abbiamo esplorato l'1% del potenziale (la sottoscritta in primis). 
Ebbene, ad agosto scorso ho provato a mandare qualche CV a New York. Volevo andare lì (non ho ancora rinunciato ad andarci, eh) e ho cominciato a cercare un lavoro nel modo più tradizionale: mandavo CV, anche attraverso Linkedin. Anzi, forse soprattutto con Linkedin.
  
Potrei star qui a parlare per ore della differenza che c'è nei testi degli annunci di lavoro che sono pubblicati su Linkedin (sugli annunci di Milano c'è una minuziosa descrizione tecnica delle mille e più cose che la persona deve saper fare; a NY, invece, scrivono lunghe descrizioni su come devi essere tu come persona per poter far bene quel lavoro...insomma, l'impressione era quella che in un posto sei visto più come un costo, nell'altro cercano un vero e proprio "talento").


Invece quello che voglio raccontare riguarda la Ogilvy di NY. Sì, perchè l'anno scorso mi ha sconvolto (positivamente) scoprire che il Social Media Recruiter della Ogilvy di NY ti dice che, per inviare la tua candidatura, puoi fare l'apply sul loro career site, oppure puoi scrivergli un tweet con il link del tuo profilo Linkedin. E' tutto vero. Questa grandissima (e molto disponibile) persona si chiama Nando Rodriguez e il suo account è @nandorecruit (facciamogli un #FF anche se non è venerdì, perché se l'è meritato per la sua gentilezza nel rispondere a tutte le mie mille domande!).

Ora, lo so che penserete che lì siamo negli Stati Uniti (comunque, se non erro, anche alla Ogilvy di Milano di recente dovrebbe esserci stata una sperimentazione di recruiting via Twitter), che sono avanti, che hanno una cultura diversa, che sono più open-minded di noi, etc.
Ma questo approccio al mondo del lavoro mi è sembrato fantastico nella sua semplicità. 

Cioè, perchè mai dovremmo stupirci se uno, che vuole assumermi perché io mi occupi dei canali social per i suoi clienti, usa lui stesso i social per il lavoro di recruiter? In fondo deve capire se sono la persona giusta, no? Se io non usassi twitter abitualmente nella mia vita privata, come potrei usarlo a livello professionale per dei clienti che mi pagano?

Ora, proviamo a circoscrivere questo discorso almeno per le web agency e per tutti coloro che si occupano di comunicazione digital. Si presuppone che chi è "digital" per lavoro, lo sia anche nella sua vita privata. O almeno così dovrebbe essere, no? Essere "digital" non è un "lavoro". E' un cromosoma del DNA. O lo sei in maniera innata, o... puoi imparare a fare un lavoro "digital", ma forse mancherà sempre qualcosa (mia opinione personale).

Detto questo, come è la situazione in italia?
Me lo sono domandata verso novembre dell'anno scorso e ricordo di aver provato a fare un esperimento.
C'era un'agenzia (giuro che non ricordo il nome) di Milano della quale non riuscivo proprio a trovare un indirizzo mail, nè un modulo di contatto, ma solo un numero di telefono.

Cercando, ho trovato l'account su twitter e ho scritto un tweet in cui dicevo che non avevo trovato una mail per mandare il mio cv e quindi mandavo loro il link del mio profilo Linkedin. Il sentiment del mio tweet era positivo (anche se avrei potuto dir loro che magari nel 2011 sarebbe ora anche di mettere un contatto che vada oltre il telefono) perchè speravo in una reazione da parte loro, di qualsiasi genere.
Ovviamente non ho ricevuto nessun segno di vita (non ricordo neppure che il mio profilo Linkedin fosse stato visitato da qualcuno che potevo associare a quella web agency).

Morale della favola?
Io, parallelamente ai CV via mail, comincerei anche a "fare seeding" del link del proprio profilo Linkedin tra i (pochi) recruiter o aziende italiane su Twitter. E se per caso ci fosse qualche recruiter particolarmente illuminato in ascolto: please, incentivate questo fenomeno.
Forse così pian piano si innescherà il cambiamento culturale che vediamo in altri Paesi, almeno nel campo delle professioni del web.

PS: sarà deformazione professionale, ma come si fa a non considerare un blog come uno strumento che faccia prendere qualche punto in più a chi si candida a una professione nella digital communication?
Facciamo che ci vediamo l'anno prossimo con un'altra infografica sul social recruiting in Italia e facciamo alzare un po' di percentuali? :)




sabato 7 luglio 2012

iGaming: i nuovi dati del Mobile Gaming e del Gambling online [INFOGRAFICA]


Oggi parliamo di Mobile Gaming. Che questo mercato sia in forte e costante crescita non è una novità per nessuno, ma l'infografica realizzata per il progetto CasinoPlanet mette in evidenza alcuni numeri importanti del mercato Mobile e iGaming.
Ad esempio,  dei 4 miliardi di possessori di cellulari, un miliardo possiede uno smartphone e di questi il 61% utilizza giochi, il 22% social network e il 5% per restare informato sulle news.

I dati che l'infografica mette in evidenza parlano di assoluta predominanza della tipologia game tra le app più scaricate. L'80% delle migliori 5 applicazioni free, infatti, sono giochi e il 56% delle Top 100 App è gratis.

La media di applicazioni installate sul proprio smartphone è di poco superiore a 10 e sempre 10 sono le ore che in media gli utenti dedicano al gaming su mobile a settimana.
Un miliardo di dollari è il valore stimato del mercato dell'igaming nel 2011. 

In forte espansione anche il mobile gambling, con 69 operatori di gioco, di cui 18 offrono giochi mobile.
Per quanto riguarda il mercato italiano i dati che emergono mostrano che la spesa generata dai giocatori italiani tramite smartphone è stata di 7,4 milioni di euro nel 2010. Su mobile, in modalità real money, le donne si dimostrano più attive degli uomini con una quota del 57% a fronte del 43% maschile.



mobile gaming

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mercoledì 27 giugno 2012

Cornetto Devils and Angels: la Gamification è il nuovo Brand Engagement

Avete anche voi un DNA da gamers, come la sottoscritta?
Se la risposta è sì, non potete perdervi Devils and Angels, il  nuovo gioco su pc dell'estate, che ha come protagonisti un angelo e una diavolessa.


Per la serie "gli opposti si attraggono", i protagonisti sono due anime gemelle che, dopo essersi innamorate sulla terra, sono state separate dal destino. 
Io l'ho già provato e mi ha ricordato tanto  un vecchio giochino che a cui ero parecchio affezionata nella mia adolescenza!


La cosa divertente è che Devils and Angels è il nuovo web-game creato da Algida per il lancio del nuovo omonimo Cornetto Devils and Angels. 


L'ultimo nato di casa Algida nasce dall’incontro tra il sapore deciso del cioccolato fondente (che nel gioco è indubbiamente rappresentato dalla diavolessa, bella e tentatrice) e la dolcezza della mandorla (l'angelo biondo), ricoperti da zucchero piccante con il tocco finale di una punta di cacao :)






Come molti sapranno, sono da poco tornata dall'International Festival of Creativity Cannes Lions e c'è una frase che mi è venuta in mente vedendo questo giochino. "Gamification is the new Brand Engagement". 


La verità è che il gaming è attualmente la seconda più popolare attività sul web (la prima se parliamo di mobile). Ed è quindi naturale che i brand cerchino sempre più di fare engagement proprio attraverso la gamification dei loro contenuti. I grandi giganti del web, infatti, stanno aprendo le loro piattaforme al social gaming...e infatti non poteva mancare anche su Facebook l'app di Devils and Angels.


Tra l'altro il brand Algida appartiene a Unilever che, a mio avviso, ha fatto un gran bel seminar a Cannes dal titolo "Crafting brands for life". E non è un caso che uno dei miei tweet in assoluto più retwittati sia stata proprio una frase di Marc Mathieu, senior Vice President Marketing Unilever: "We are people crafting brands for people, not marketers managing brands"


Come dire, se vogliamo far bene questo mestiere, ricordiamoci che al centro ci sono sempre le persone.


Enjoy the game!



















giovedì 21 giugno 2012

"Creiamo Rilevanza, non Awareness"

Per la prima volta in vita mia quest'anno sono a Cannes, all'International Festival of Creativity Cannes Lions. Provo a definire questo evento con un concetto? Sembra di essere immersi in un mare dove si respira Futuro. Non riesco a definirlo in un altro modo. C'è una molteplicità tale di stimoli visivi ogni secondo che è impossibile non pensare che qui c'è il Futuro. Ora.
Vorrei fare dei reportage approfonditi almeno per la maggior parte dei seminar che ho seguito, ma il tempo scarseggia sempre e le cose da dire sono così tante.
Sinceramente mi sono preoccupata poco dei vari grand prix, ori, argenti e bronzi che l'italia ha già vinto qui.

Del resto stamattina un grandissimo Amir Kassaei, Chief Creative Officer DDB Worldwide e presidente dell'Art Directors Club Europe, in uno speech dal titolo "The New Creative Revolution" raccontava che alla gente, soprattutto in Europa con la crisi con la quale si convive, non interessa nulla dei premi che le agenzie vincono qui a Cannes Lions. Alle persone non interessa neanche più di tanto della pubblicità. Alla gente interessa ciò che è rilevante, ciò che aggiunge valore alle loro vite. Per questo, dice, il migliore e più efficace advertising è quello che non sembra affatto advertising.
E se molti sostengono che la pubblicità stia morendo, Amir ribatte che non è assolutamente così, anzi. L'advertising si sta solo evolvendo.

Sta cominciando una nuova fase che, dopo l'età del digital e della frammentazione - che si sta concludendo -, viene definita The Age of Brand Networks. Un'era in cui bisogna ricordare che il digitale non è un media, è un'infrastruttura; un'era dove sostanza, rilevanza e qualità sono le tre keywords del cambiamento in atto.

Inizialmente erano i computer ad esser connessi tra di loro, poi erano le persone connesse ai computer, e ora tutti sono interconnessi con tutto. E questo cambia radicalmente le cose, dice Amir.

Kassaei riempie d'orgoglio la platea quando dice che, sì, siamo fortunati, perché lavoriamo in un'industria speciale (io ne ero già convinta). Un'industria che ha il potere di comprendere la natura umana. Un'industria che ha bisogno che di ricordarsi di trattare di più le persone come amici e non come target group. Un'industria che non deve svendersi, visto che Kassaei fa scrosciare una risata in sala definendo la pubblicità come "la prostituta meno pagata al mondo".

Creiamo rilevanza, non awareness. Parla poi di una parola molto usata qui al Palais in questi giorni: creativity. Per la precisione parla di Social Creativity come l'elemento che deve caratterizzare in modo imprescindibile chi fa questo mestiere: l'umanità.

E oltre a "social creativity", anche "humanity" è stato un'altra di quelle parole che ha fatto da filo conduttore in questo festival.
Ne ha parlato ad esempio James Kirkham, Managing Director di Holler, durante un seminario di due giorni fa organizzato da Leo Burnett, dal titolo "Turning data into an idea". Sottolineava, quasi come Amir, che chi lavora in questa meravigliosa industria è un eterno studente del comportamento umano.  "HumanKind doesn't speach to people, it speaks with them".

E concludo questo post proprio con una frase di Kirkham: "Creativity has the power to transform the human behaviour".
Sì, chi lavora nell'industria della creatività è decisamente fortunato. O almeno...io mi sento così.

Vi lascio questo bell'ambient presentato da Amir Kassaei, realizzato da DDB Mexico per Volkswagen.
Ha vinto il bronzo nella categoria Promo & Activation.

venerdì 1 giugno 2012

Advertising Online: il Mercato Europeo supera i 20 miliardi

Ieri all'annuale Congress Interact di IAB Europe, svoltosi a Barcellona, sono stati presentati i dati dell'AdEx Benchmark, il report annuale di IAB Europe che tira le somme sul mercato europeo della pubblicità online.
La buona notizia è che, in tempi di crisi, l'advertising online europeo regge riportando, anzi, dati positivi e ottimistici per il futuro. La crescita è stata del 14, 5% annuo, a fronte di una crescita di solo lo 0,8% del mercato pubblicitario globale.

I dati emersi evidenziano una crescita, quindi, a doppia cifra del mercato europeo dell'advertising, che raggiunge i 20,9 miliardi nel 2011. E se questa è la situazione a livello aggregato,  guardando i singoli Paesi forse sono la Russia, con il suo + 55%, e la Serbia, con il suo + 46%, a colpire di più. Con un valore di 1.12 miliardi di Euro generato soprattutto grazie allo sviluppo del Search, la Russia si attesta al sesto posto come grandezza del suo mercato. 

                          


I cinque principali mercati (Uk, Germania, Francia, Italia e Paesi Bassi) rappresentano insieme il 67,9% del mercato totale dell'adv online, in leggero calo rispetto al 69,2% del 2011. 
E l'Italia? Dopo un quarto posto come mercato pubblicitario online, conquista il secondo per crescita del Mobile Display.

Ma vediamo altri dati rilevanti che sono emersi dall'AdEx Benchmark.

Il tasso medio di crescita del Mobile è del 45%: indubbiamente sta crescita sta avvenendo a ritmi elevati, nonostante il peso degli investimenti in questo ambito non raggiunga neppure i 3 punti percentuali sulla spesa in Display Advertising.

Il Video rappresenta l'8,2% del Mobile Display, con la Svezia che raggiunge il valore più alto con il 9,8% (ma anche i paesi dell'Est non vanno male, con il 5,8% raggiunto dalla Polonia). Sempre in ambito video il mercato tedesco e quello UK hanno già superato i 100 mln, raggiungendo quota 117 mln il primo e 126 mln il secondo.

                    



Crescita significativa anche per il Search, soprattutto nei paesi dell'Europa Centrale. Il Paid Search è cresciuto di quasi il 18% nel 2011 e resta l'ambito più corposo dell'adv online. E mentre il Display ha una quota del 33,6% sul totale della spesa in pubblicità, il Search raggiunge quota 46,5%. Quello che emerge dalla ricerca condotta da IAB Europe è che la crescita del Search è anche e soprattutto merito della creatività dell'online advertising e della cross-medialità delle campagne. Anche nell'ambito del Search, sono i paesi dell'Est Euopa (Slovenia, Croazia, Ungheria, Polonia e Russia) che hanno ottenuto aumenti significativi nella spesa.

Infine i Big Data, anch'essi in crescita del 15,3% nel 2011. E' stato proprio il boom del mercato dei Big Data che ha permesso la crescita del Display Advertising nel 2010. I Big Data si basano su metriche complete ottenute attraverso la piattaforma internet utilizzata per il Display Advertising. Attraverso i Big Data gli inserzionisti possono raggiungere un pubblico molto ampio, come anche un target estremamente di nicchia che soddisfa le loro specifiche esigenze. Queste tecniche basata sull'estrarre il più alto valore aggiunto possibile dai dati aumentano il rapporto costo-efficienza dell'advertising online. E' stato il Search Advertising ad aprire la strada a quest'approccio data-driven, che ha già cominciato a crescere a ritmi serrati.
E c'è da scommettere che la crescita dei Big Data è destinata a proseguire ancora. (E a proposito di Big Data, se ne parlerà anche al Social Business Forum a Milano il 4 e 5 giugno).

Del resto, se il mercato digitale risponde ben alla crisi rispetto ad altri mercati, forse si potrebbe considerare il fatto che questi mercati più tradizionali potrebbero beneficiare di una vera e propria "evoluzione innovativa" se solo venissero realmente integrati con il digitale.

Penso, ad esempio, alle PMI, dove si fa ancora così fatica a creare forme di integrazioni con l'online, per un problema culturale, oltre che di risorse.
Ma questa è solo una considerazione. E si apre un mondo di riflessioni e tasselli da mettere in atto, che rimando a un altro post.

domenica 29 aprile 2012

Digital Media 2012

Che il mobile stia crescendo smisuratamente in fatto di importanza nella fruizione del web è cosa ormai risaputa, tuttavia troppa gente ancora tende a sottovalutare l'importanza, strategica - in molti casi -, di avere un sito internet ottimizzato per mobile.


La recente infografica sulla situazione dei media digitali, pubblicato da Doxa un paio di settimane fa e realizzato per l’Osservatorio New Media & New Internet, mi porta alla considerazione che non possiamo più limitarci a dire, in linea teorica, che la maggior parte degli utenti naviga sul web - e soprattutto sui social network - da mobile, mentre poi non sempre siamo in grado di trasformare questa informazione in un punto di forza per il business del nostro sito.

A fine febbraio Doxa ha portato avanti un'indagine per analizzare l'utilizzo dei dispositivi per navigare online. 1000 gli utenti coinvolti, dai 16 ai 65 anni, provenienti da aree geografiche diverse e appartenenti ad entrambi i sessi.



Focalizzandoci sugli utilizzatori di tablet possiamo vedere che prevalgano gli uomini appartenenti alla fascia d'età tra i 35 e i 44 anni. E' vero che gli utenti che navigano da pc fisso e portatile passano ancora più tempo su internet, ma possiamo anche notare che gli utilizzatori di tablet navigano di più rispetto a coloro che fruiscono il web da smartphone.

Si conferma anche il dato che il tablet sia molto utilizzato, quasi come vero e proprio second screen, insieme ad un altro media, la tv o il pc fisso.

E' anche interessante notare come gli utenti di tablet siano più propensi all'utilizzo di social network, al vedere news e contenuti video online  e, non meno importante, alla lettura di libri e quotidiani.

Tutto questo non può che portare ad avvicinarci al "punto di rottura", il momento in cui gli utenti che navigheranno da mobile supereranno quelli da pc fisso o portatile.
E questo momento, previsto per il 2014, sembra ancora più vicino se pensiamo che per 2016 è stato previsto che il numero annuale di download di mobile app raggiungerà i 66 miliardi!

Qui il link per il scaricare pdf di Doxa 

domenica 5 febbraio 2012

Emergency e la nuova campagna per costruire un ospedale a Kabul

Hai una richiesta di amicizia da Kabul. Accetti?
E' questo il titolo della nuova campagna video di Emergency on line da pochi giorni.
L'obiettivo è di quelli che, una volta realizzati, fanno davvero bene al cuore: finanziare la costruzione di un ospedale a Kabul.

La campagna video punta a far comprendere quanto i social media siano diventati uno strumento fondamentale (c'è ancora qualcuno che pensa di poterne far a meno?) per diffondere un contenuto nel web. Il video viene, infatti, sviluppato attraverso la metafora dei social media, strumenti di condivisione per eccellenza. E basterebbe un semplice gesto come quello di condividere il video su almeno un social network per moltiplicare in maniera esponenziale le visualizzazioni dello spot e un aiuto concreto per Emergency.
Fino al 19 febbraio, infatti, sarà possibile contribuire concretamente alla causa con un SMS  o una telefonata fissa, del valore di 2 euro, al 45508...spread the world :)




lunedì 9 gennaio 2012

All'italiana

E' da un po' che seguo il caso "LavoriCreativi".
Un sito che si definisce "il punto di riferimento per chi lavora nella comunicazione in Italia". Una piattaforma che seguo da anni, ma che ultimamente ho decisamente smesso di seguire.  Oggi dalla pagina Facebook è stato comunicato che "a malincuore" si è deciso di bloccare tutti i commenti (sulla pagina stessa e sul sito). La goccia che ha fatto traboccare il mio vaso.

Credo che tutti coloro che hanno dato uno sguardo agli annunci di lavoro pubblicati su LavoriCreativi nei mesi scorsi abbiano potuto notare come il livello di questi annunci fosse drasticamente collassato rispetto al passato.
Innanzitutto, non sempre gli annunci di stage erano facilmente identificabili. In alcuni il titolo era effettivamente "stage", in altri era scritto "social media manager" e poi all'interno della descrizione si scopriva che si trattavano di stage. Ma poi, sempre più spesso capitava di vedere "Account junior" o "Social media manager" a cui corrispondeva una descrizione con scritto "nessuna retribuzione" (senza che, da nessuna parte, si parlasse di stage).

Alcuni annunci erano veramente strutturati nelle richieste. Un superman in grado di saper fare tutto. E deve saperlo fare gratis. Già, perchè era sempre la solita solfa: nessuna retribuzione.
Certo è vero, qualche annuncio valido c'era eccome.
Ma era veramente imbarazzante vedere tutti quei "nessuna retribuzione" nell'elenco.
Ma il motivo di questo post è un altro.


E' che LavoriCreativi, al posto di monitorare meglio gli annunci pubblicati (e di conseguenza la sua reputazione come piattaforma valida per chi si occupa di comunicazione), ha deciso di tappare la bocca a quelli, sempre di più, che volevano dire la loro su questi annunci.

Ma allora mi domando: a cosa serve essere presenti con una pagina su Facebook, quando poi si impedisce   agli utenti di comunicare?
Sono la prima a dire che chi offende va bannato. Ma che colpa ne ha chi si permette di dire che cercare un social media manager, dandogli "nessuna retribuzione" o 400 euro al mese, è una cosa illegale?
Anzi no, non è illegale. Ma solo perchè c'è uno Stato che non si è ancora preoccupato di questo.

Cari LavoriCreativi, siete un punto d'incontro tra chi offre e chi domanda servizi di comunicazione. Come fa a esserci dialogo se sono chiusi i commenti? Nell'era del web 2.0, poi?
Davvero credete che così si sistemi tutto? Nell'epoca dei social network, dei blog...e della gente che si è veramente rotta le palle di lavorare gratis o sottopagata?
Perché non si trasformano le critiche in qualcosa di costruttivo?
Ecco, LavoriCreativi, visto che su Facebook è stato scritto che eventuali commenti al post sarebbero stati cancellati, questo è il mio commento.

Mi spiace che in italia ragioniamo sempre in questa maniera così "all'italiana". Ed è un vero peccato che  questespressione abbia troppo spesso un'accezione negativa, soprattutto in campo professionale.
Chiudo con un invito che ho letto ieri in un bellissimo post di Guido Arata,

2012: Pensa internazionale, e spaccae che condivido al 100/100.

Pensiamo internazionale in questo 2012.. ne abbiamo disperatamente bisogno.

PS: così, per curiosità, provate a dare un'occhiata agli annunci in area comunicazione di NY su Linkedin... la differenza è abissale.
In Italia si guarda solo alle capacità tecniche di una persona. Fuori si guarda di più a come una persona è. Al suo essere un talento, una potenziale risorsa per l'azienda.
Provare per credere.

domenica 18 dicembre 2011

Deezer: la rivoluzione della Social Music arriva in Italia

Alex Dauchez, CEO di Deezer
Lo scorso 8 dicembre, nel corso di LeWeb a Parigi, è avvenuto il lancio ufficiale di Deezer, numero uno al mondo nei servizi di streaming musicale, ed è stato annunciato il piano che porterà la social music in 200 paesi al mondo.
Al contrario di Spotify, l'altro grande competitor di Deezer, che ha un mercato molto ampio negli Stati Uniti, il nuovo servizio di streaming musicale ha reso noto, attraverso lo speech del CEO Alex Dauchez a LeWeb, che non si focalizzerà su Stati Uniti e Giappone, che rappresentano solo il 25% del consumo globale di musica, anche in considerazione della saturazione dei rispettivi mercati e delle scarse prospettive di crescita che offrono.

Al contrario di Spotify, però, Deezer non si è dimenticato dell'Italia.
Da oggi, infatti, il nuovo servizio di social music sarà disponibile anche nel nostro Paese.
Con i suoi oltre 20 milioni di utenti nel mondo e grazie alla partnership con 2000 etichette musicali, Deezer si appresta a diventare il punto di riferimento di tutti gli appassionati di musica e di web, grazie anche ai 13 milioni di brani disponibili on demand e migliaia di biografie di artisti e recensioni.

Parliamo di social music e non possiamo non parlare del social network per eccellenza: Facebook.
E' la creatura di Mark Zuckerberg, infatti, ad essere il principale partner di Deezer. 


La partnership esclusiva ha dato vita ad un'esperienza musicale globale che permetterà a milioni di utenti di acedere, scoprire e condividere musica in modo illimitato su Facebook con un solo clic.
Deezer conta più di 420.000 fan su Facebook e 200.000 followers su Twitter.

Deezer è una piattaforma istantaneamente accessibile senza bisogno di scaricare software e le modalità di fruizione previste sono diverse:
  •         Modalità Scoperta (gratuita) – permette su computer e smartphone di ascoltare le stazioni radio, la smart radio (ascolto illimitato) e la musica on demand (accesso a 13 milioni di brani) in clip da 30 secondi
  •        Prova gratuita – è disponibile una prova gratuita di 15 giorni, durante i quali è possibile annullare l'iscrizione senza alcun impegno o obbligo di pagamento
  •        Premium (4,99€ /mese) – Streaming illimitato su computer
  •        Premium+ (9,99€/mese) – Disponibile su smartphone, tablet, sistemi IP TV & IP Sound, inclusi Sonos e Logitech Squeezebox. E' possibile anche ascoltare la musica offline; in aereo, in cima a una montagna, ovunque, senza aver bisogno di 3G, Wi-Fi o del Web per accedervi.
Qualche giorno fa, mentre ero in Francia, ho sperimentato la versione gratuita su iPad e mi sono trovata proprio bene. E poi, qualche settimana fa, Pete Cashmore di Mashable al Mashable Media Summit a New York aveva citato proprio il social music tra i nuovi trend digitali del 2012. 

Pare proprio che la rivoluzione della Social Music sia arrivata. Finalmente anche in Italia.






giovedì 15 dicembre 2011

Wazzap: lo zapping evoluto della social TV

Oggi parliamo di start up. Partecipare a LeWeb mi ha ulteriormente aperto gli orizzonti su questo mondo e credo sempre di più gli startupper e i developers (creatori di app rende più l'idea) siano i nuovi creativi che vanno ad aggiungersi che a quella che Richard Florida ha definito "la classe creativa".
Prossimamente parlerò di Beintoo, la start up italiana che ha vinto il contest di LeWeb.
Oggi, invece, parliamo di Wazzup, start up italiana fondata da Luigi Cioni e supportata dall'incubatore Digital Magics, in partnership con Kataweb e la divisione digitale del Gruppo l'Espresso.
Wazzap è il nuovo telecomando del web, una sorta di telecomando social, che ci mette a disposizione una guida completa ai canali e ai programmi televisivi presenti sul web.
Nell'era in cui la fruizione della tv tradizionale diventa sempre più social, con twitter che diventa splendido spazio dove chi guarda uno stesso film o uno stesso programma condivide i suoi pensieri (spesso esilaranti) con gli altri utenti che guardano la stessa cosa, mancava una sorta di piattaforma che raggruppasse tutto quello che ruota attorno alle social tv.
Proprio oggi Pasquale Diaferia, uno di quei pubblicitari che, per la "vecchia" tv tradizionale, ha sempre fatto spot, ha pubblicato sul suo profilo di Facebook un interessante articolo dal titolo

In Italia cresce il biz dei mercati digitali: nel 2011 sfiorati i 14 mld


La cosa che più mi ha fatto sorridere è quello che ha scritto a commento del link: "Nel frattempo, la vecchia pubblicità italiana, quella della televisione, si dibatte in problemi irrilevanti. Mi ricorda gli inizi del '900, quando i produttori di carrozze si preoccupavano solo di migliorare gli ammortizzatori ed il confort dei loro prodotti. Nel frattempo, aprivano le fabbriche della Citroen, della Renault e della Fiat..."


Bè, ecco, devo dire che spesso ho avuto proprio questa sensazione anche con la televisione tradizionale. Quando vedo il proliferare di programmi spazzatura che si tirano dietro budget enormi, mi domando davvero se non sia un estremo (e stupido) tentativo di frenare la componente social e digital  che avanza. 
Ebbene, sul sito wazzap.tv si possono trovare serie tv, film, cartoni animati e molto altro, sia gratis sia a pagamento, si potrà essere informati di tutte le novità in streaming in arrivo.
E poi c'è l'aspetto social: si può condividere ciò che si guarda, chattare con altri utenti, fare check in, votare e commentare i film.
Nel progetto sono già stati coinvolti alcuni dei più noti protagonisti del mondo dei video e della tv digitale come iTunes, TvZap, StreamIt e Movie on Demand.
E' disponibile anche l'app su Facebook.
E se stasera non sapete cosa guardare, chiedete un social-consiglio alla community di wazzap :)


giovedì 8 dicembre 2011

Prime impressioni di LeWeb11:social-local-mobile

Quest'anno, per la prima volta, ho la fortuna di essere a LeWeb, il più importante evento europeo di web e tecnologia.
Il tema è vasto ed è anche la sfida del futuro, ma probabilmente anche già del presente: Social-Local-Mobile.
La sensazione più forte è quella di essere in un posto dove si sono raccolti qualcosa come 2000 piccoli Steve Jobs.
Ha aperto LeWeb una figura che apparentemente poteva non c'entrare con il mondo tech, ma è stata una piacevole sorpresa. Karl Lagerfeld, una delle icone fashion più conosciute, ha infatti confessato di adorare l'iPad. Soprattutto Karl ama disegnare le sue idee con l'iPad, che gli semplifica la vita: gli basta, infatti, inviare i suoi sketch direttamente allo studio e il gioco è fatto.
Loic LeMeur ha più volte chiesto a Lagerfeld qualche consiglio per tutti gli entrepreneurs e startupper presenti, ma l'artista (perchè mi sembra riduttivo chiamarlo "stilista") ha detto "Non chiedetemi di insegnarvi qualcosa. La vita vi insegnerà ogni cosa". E poi ha più volte ripetuto una frase, quasi una sorta di mantra: Fight always against banality.

Seguite le vostre regole e non siate banali.
E sembra che gli startupper stiano seguendo queste "regole".


Se c'è una cosa che forse a volte non traspare, soprattutto in Italia, è che la classe creativa ( di cui in qualche modo mi considero appartenere) si è arricchita di una componente sempre più importante, i developers. E in questi giorni possiamo considerare parigi quasi come una piccola Silicon Valley.

Competition is great, ha ripetuto più volte Eric Schmidt, insieme ai suoi Be competitive, be innovative.
E qui le persone sono davvero competitive e, soprattutto, passionate.
Sarà per questo che qui il futuro sembra più roseo. Che le crisi sembrano superabili. Perchè qui ci sono idee che aleggiano ovunque. E, come diceva qualcuno, dove ci sono idee possiamo star sicuri che prima o poi arriverà il capitale. Dovrebbe esser così dappertutto. Diciamo che in Italia, da un po' di tempo a questa parte, le cose si sono invertite.
Certo è che c'è una domanda che continuo a ripetermi insistentemente da ieri mattina: cosa ci faccio ancora in Italy? :)
Per ora è tutto! Alla prossima puntata, con le mille cose interessanti da raccontare sentite qui



lunedì 5 dicembre 2011

Boost 190: un concentrato di energia per il mondo fashion?

Pare che stia per essere lanciato sul mercato un misterioso prodotto, Boost 190. Mi è stato recapitato a casa pochi giorni fa e nel pacco non c'era assolutamente alcuna indicazione su cosa fosse.
Nulla. Un bel packaging che spiegava che Boost 190 è un "concentrato di potenza in soluzione liquido-energetica". Come composizione è indicato il 95% di concentrato di potenza e il 5% di soluzione salina.
Se mi era venuta una mezza idea di assaggiare, evito.
Poi tra le indicazioni leggo "il prodotto presuppone una elevata capacità di controllo della potenza".
Ovviamente la mia curiosità  raggiunge livelli non indifferenti.
Dentro la confezione trovo il misterioso Boost 190, una fiala contenente del liquido rosso.
E, visto che sul packaging era scritto un bel "non aprire", io l'ho aperta :)
Che cos'è?
Il nuovo prodotto di un brand già noto? O si tratta proprio di un nuovo brand che sta lanciando qualcosa di rivoluzionario?
Bè, annusando il liquido posso dire che sicuramente non si tratta di un profumo. Ha un odore che ricorda vagamente un inchiostro, ma si tratta di un liquido che non macchia.

Che cos'è? La mia mente comincia a vagare. Inizio ad immaginarmi come uno di quei famosi alchimisti, con i loro intingoli a bollire sul fuoco.
Potrei tentare qualcosa di simile...ma forse sarebbe meglio evitare.

Da brava digital addicted, chiedo qualche suggerimento al mio fedele amico Google. E scopro un sito!
Ovviamente anche qui nessun accenno a cosa possa essere questo strano liquido rosso.
Invece ci trovo un video. C'è una guardia giurata davanti ad una fabbrica e non permette a nessuno di avvicinarsi.

L'unica cosa che fa è darmi un modulo da compilare, così non appena possibile potrò scoprire di più su Boost 190.

La cosa si fa sempre più intrigante. Comincio a pensare a strane forme di energia che possono derivare da questo liquido rosso (ma come?).
Insomma, tutto fa pensare al verbo "potenziare"...che sia un additivo che, se aggiunto da qualche parte, è in grado di dare energia?
Non so, può essere che mettendo poche gocce di Boost 190 nel serbatoio dell'auto riempito d'acqua, riusciamo a fare un centinaio di chilometri (senza inquinare)? Non sarebbe male :)
Continuo nelle mie ricerche su internet e m'imbatto in un forum dove qualcuno dice di aver letto da qualche parte che Boost 190 permette di ricaricare cellulari, attraverso l'uso di piccoli pannelli solari.
Cerco di immaginarmi la cosa, ma faccio un po' fatica.
Anche qui, pochi riscontri e certezze.


Ma finalmente, proseguendo nelle mie ricerche, m'imbatto in un link di qualcuno che dice di sapere di che si tratta.
Che sia forse un liquido che, se spruzzato sui vestiti, sia in grado di rivitalizzarli?
Sembrerebbe un prodotto in grado di rilasciare molecole che facilitano la traspirazione degli abiti e la loro freschezza.
Che sia davvero un progetto super top secret che vuole rivoluzionare il mondo della moda?
Mi viene in mente un vecchio film, visto non ricordo più quando, dove una piccola azienda di moda riusciva a inventare una strana fibra che faceva sì che non fosse più necessario stirare nessun abito.
Che sia qualcosa di simile?
Giuro che non lo so.
Ma il countdown sul sito Boost190 dice che manca davvero poco per scoprirlo.
Ai posteri l'ardua sentenza.



martedì 29 novembre 2011

TomTom Goes Social con GO LIVE 1005 WORLD

Oggi parliamo un po' di tecnologia e di come i brand possono evolvere le loro strategie social.
Si è tenuto a Milano giovedì scorso, all'Executive Lounge di Corso Como,  l'evento TomTom dove sono stati presentati  i nuovi prodotti della casa, GO LIVE 1005 WORLD e Via 120
Ero tra i fortunati blogger invitati all'evento ma, ahimè, non ero tra i fortunati presenti (purtroppo per me ero mezza moribonda a casa).
Le novità è che TomTom si aggiunge ai tanti brand, dei più diversi settori, che diventa social. Ormai i social media sono parte della quotidianità, sempre più anche quando siamo in movimento. E anche il navigatore ci viene incontro.
TomTom GO LIVE 1005 WORLD è, infatti, il primo navigatore sempre connesso, dotato delle applicazioni di Twitter, TripAdvisor ed Expedia, applicazioni che, per i più digital addicted travellers, sono pane quotidiano.
Con il nuovo device sarà, quindi, possibile restare in contatto con i propri amici e twittare la propria posizione e l'orario previsto d'arrivo. In sicurezza, poiché è possibile pre-impostare il messaggio su Twitter prima di partirein modo da non compromettere l’attenzione alla guida Tutte le funzionalità di Twitter sono opzionali e possiamo scegliere di attivarle ​​o disattivarle in qualsiasi momento.


Ma c'è di più. Grazie al servizio Live Search & Go, gli automobilisti hanno a loro disposizione Expedia, per confrontare i prezzi degli alberghi che incontrano lungo il percorso, e TripAdvisor, che dà accesso a recensioni su ristoranti, alberghi, teatri, ecc. 
Ma ancora non è finita qui. Non solo social, ma anche digital. 
TomTom ha, infatti, creato un'App che permette di trasformare un iPhone o un iPad in un vero e proprio navigatore completo
L'App consente di trovare il percorso più rapido e meno congestionato in città, e sull'App Store sono disponibili anche le voci dei personaggi più popolari, da Darth Vader a Yoda. 

Il supporto di iOS5 Multitasking permette, poi, di ricevere le telefonate senza interrompere la possibilità di navigare (ovviamente alla guida un "Be Careful" è d'obbligo) :)

E così, anche i geek che si muovono nel traffico di Milano anche con i mezzi come me, posso avere il loro TomTom su iPad e smartphone :)







martedì 15 novembre 2011

The Power of Words: la creatività virale delle parole

Qualche giorno fa un'amica mi ha girato un video, di una bellezza unica, dal titolo The Power of Words. E sempre qualche giorno fa è uscito un articolo, anche questo di una bellezza unica, su Il Venerdì di Repubblica, dal titolo "Copywriter. Parole in vendita. Quando la lingua è ad alto consumo" di Mario Serenellini. (Cliccate sulle immagini per leggere tutto l'articolo. Magari fate il download su un tablet, così vi mettete comodi a leggere. Merita!)

L'articolo presentava in modo "alternativo" un libro di recente pubblicazione: "The HeadLiners. L'immagine delle parole", di Pasquale Diaferia, edito da ADC Group (acquistabile anche online qui).
Dico in modo alternativo, perchè faceva esattamente quello che, secondo me, dovrebbe fare ogni buon brand/prodotto: non parlare solo ed esclusivamente di sè, ma raccontare delle storie inerenti ai valori che quel prodotto stesso vuole esprimere.

Ora, probabilmente, qualcuno potrà pensare che le due cose sono completamente disconnesse, ma la mia mente pindarica ha visto una connessione quasi ovvia.
Cominciamo con il guardare il video The Power of Words, realizzato dall'agenzia Purplefeather per dimostrare di essere "online content specialists". Sono meno di 2 minuti, ma ne vale davvero la pena. Fidatevi.

Ecco, è questo il potere delle parole. Vedere da una prospettiva diversa ciò che abitualmente ci passa sotto gli occhi e a cui non facciamo neppure più caso.
E il potere delle parole sta nella loro viralità, quella che trasforma un insieme di sillabe in un'alchimia piena di significato.
Questo fanno i copywriter. In generale, credo che facciano questo i Creativi (intesi come soggetti e non come aggettivo).

Prendono alcuni elementi base (le parole), le condiscono con un po' della loro intuizione creativa, shakerano il tutto in una di quelle ampolle che ribollono, come i migliori Alchimisti del nostro immaginario, e quello che nasce è qualcosa che  diventa parte del nostro DNA dei ricordi.

Questo è quello che fanno gli Headliners, di cui parla il libro scritto da Pasquale Diaferia, in collaborazione con l'Istituto Italiano di Fotografia, il quale ha catturato l'essenza di 54 creativi pubblicitari, rendendola visibile in altrettanti ritratti "artistici" (un paio li vedete in questo post).   Un libro per spiegare chi sono e per raccontare le storie degli "inventori" dei pay-off pubblicitari

Quelle frasi che ci restano impresse a vita, ma di cui spesso ignoriamo chi siano gli autori.
Come "Du gust is megl che uan" di Pietro Maestri, tanto per citarne una. Frase che, ancora adesso, io uso spessissimo nelle situazioni più disparate!

Un libro che è un omaggio ai creativi italiani, a quei fortunati che fanno quello che per me è il lavoro più bello del mondo. Un omaggio agli ignoti (ai più) che sono i veri influencer dei consumatori (sempre più svegli e "pensanti").
Perchè, chissà se Barilla sarebbe la pasta più amata (top of mind, per dirla nel gergo "markettaro") degli italiani, se qualcuno non ci avesse detto che "Dove c'è Barilla c'è casa" ( e forse non è un caso che una delle prime cose che mi ha detto mio fratello, dopo esser arrivato in Brasile, è stato farmi notare che nei supermercati di Recife c'è anche la pasta Barilla).

Con la (r)evolution del digitale il modo di comunicare è in costante mutamento, con una certezza, però. "Content is the king" (che è anche quello che diceva l'interessante post Why Content Marketing is King su Entrepreneur, qualche settimana fa).

E io, da creativa quale mi considero, credo che il content possa essere tradotto con una parola molto semplice: Idea.  Dove ci sono idee, c'è valore aggiunto. Sempre.
Chi pensa sia facile, ai tempi di Twitter, riuscire a scrivere un contenuto di qualità, che faccia breccia su followers - letteralmente bombardati da centinaia di tweets pressoché contemporanei nel loro stream -, in soli 140 caratteri?

Bisogna amalgamare le parole nel modo giusto in modo che tocchino le persone. E non è da tutti.
E' il potere delle parole. E di quelli che con la creatività delle parole ci lavorano.

Prima di concludere questo post chilometrico (chiedo venia, ma amo parlare di questi temi) vorrei condividere anche il video che è stato creato per promuovere le presentazioni di The HeadLiners.
Il video (ideato da Anna Maria Testa, Pasquale Diaferia, Giovanni Bedeschi e Salvatore Sagone, con il montaggio a cura di Francesca Castellari) ci ricorda alcuni grandi uomini del passato e dei giorni nostri che hanno basato la loro vita e il loro successo sulla grandezza delle parole.  


E c'è una cosa che mi ha fatto sorridere. Un paio d'anni fa ho fatto un video per una persona speciale. Era un insieme di "pezzi" e parole speciali. E la cosa incredibile è che c'erano anche un paio dei "pezzi" contenuti in questa presentazione :) 
Enjoy!